Apocrifi e Canone

Comunemente l’aggettivo "apocrifo", attribuito ad uno scritto di contenuto religioso (Vangelo, Atto, Epistola, Apocalissi ecc.), è considerato sinonimo di "non autentico", "erroneo", "eretico", in contrapposizione a "canonico" che significherebbe invece: "autentico", "veritiero", "ispirato".
In realtà il vocabolo greco per "canone" significa letteralmente: "asta", "bastone", e in particolare "regolo per misurare". Con questo significato tecnico, nel mondo ellenico serviva a indicare la "misura", e quindi la "regola e norma" perfetta, sia in arte che in musica e in letteratura, anche nella sfera dell’attività morale e religiosa.
Di qui è passato al Cristianesimo. Nel Nuovo Testamento lo stesso vocabolo appare solo in due passi delle lettere di Paolo, con valore di "misura" e "regola, norma". La patristica lo ha accolto con questa seconda accezione e, a partire dal IV secolo, facendo la Chiesa della propria autorità il criterio infallibile di giudizio dell’ortodossia, cioè di ciò che rientrava o meno nella propria norma dottrinale, il termine è stato usato anche per designare decreti conciliari o sinodali, norme disciplinari e giuridiche, momenti della liturgia, parti della messa, elenchi di membri del clero, e infine anche cataloghi di libri religiosi di cui si autorizzava l’uso.
Per contrapposto gli scritti esclusi dal catalogo erano definiti apocrifi.
Si vuol vedere in questa pratica una derivazione dalla consuetudine ebraica di considerare "hisonim" (= non ispirati) o "genuzim" (= scartati e messi in "geniza", cioè in nascondiglio) i libri estranei al corpus biblico. Ma i rapporti tra canone e apocrifi non hanno a che vedere con l’usanza ebraica, sia perché il cristianesimo non ebbe fin dalle origini un canone prestabilito, sia perché l’aggettivo apocrifo non aveva significati del genere.
Il termine greco per "apocrifo" vuol dire "segreto", "nascosto" e nella terminologia religiosa indicava i libri segreti, rivelatori di verità occulte, non facilmente assimilabili dalle masse dei fedeli, e destinati perciò all’istruzione superiore degli iniziati, adepti di una setta. Nell’ambiente cristiano l’aggettivo fu primitivamente adoperato, non in corrispondenza della elaborazione del canone, ma per definire i testi gnostici, che appunto si servivano di un linguaggio ermetico, ricco di simbolismi e criptogrammi.
Rifiutando, in parte, l’interpretazione gnostica del messaggio di Gesù e della sua persona, fu allora che i Padri della Chiesa non hanno esitato ad attribuire al termine "apocrifo", con cui gli stessi gnostici designavano le loro opere, il concetto di spurio e falso. Poi l’aggettivo venne indiscriminatamente esteso, con questo valore dispregiativo, a tutti i testi sospetti di eresia o comunque non conformi alla "norma" dottrinale ufficialmente riconosciuta, e cioè a tutti gli scritti religiosi extracanonici, anche preesistenti alla formazione del canone stesso. Ma, essendosi il canone formato mediante una scelta tra un certo numero di opere, quelle che esistevano fino a tale data avevano goduto pieno e legittimo diritto di cittadinanza. Il processo di illegittimità, se mai, può essere intentato soltanto agli scritti che hanno visto la luce dopo la costituzione del canone. Ad ogni modo, si distingue generalmente gli apocrifi in due grandi sezioni: una proto-letteratura cristiana e una letteratura greco-romana di professione cristiana, non ufficiale. Non ci proponiamo ora di approfondire una tematica così complessa; dai vari testi apocrifi ci limiteremo ad estrapolare quei brani che ci riconducono alla realtà Angelica. L’Arcangelo Gabriele appare immancabilmente nei Vangeli apocrifi denominati "dell’Infanzia" (per le Annunciazioni delle nascite di Maria e di Gesù) e gli Angeli appaiono nei "Vangeli della Passione e della Resurrezione" accanto al Cristo Risorto, ma "altri" Angeli ci fanno conoscere il loro Mondo sotto una luce particolare e diversa rispetto a quella mostrata dai testi canonici.

Libro di Enoch

Il Libro di Enoch, ritrovato alla fine del XVIII secolo in manoscritti etiopici, fa parte dei Vangeli cosiddetti "apocrifi". Tuttavia questo libro rivestì una notevole importanza nella Chiesa dei primi secoli, e nello stesso Nuovo Testamento è citato come scrittura. Leggiamo infatti nella Lettera di Giuda (14-15):
Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo: "Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di Angeli per fare il giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui".
Vi è inoltre uno stretto rapporto letterario e ideologico tra il Nuovo Testamento e il Libro di Enoch, il quale a un certo punto fu però messo completamente da parte dal fariseismo, anche se in seguito i Padri della Chiesa continuarono a citarlo.
Per chi si occupa di Angeli, il Libro di Enoch è un’autentica miniera di notizie: si può addirittura dire che esso presenta una vera e propria angelologia. Fin dall’inizio l’autore del Libro si richiama agli alati, divini messaggeri affermando di aver saputo da loro tutto quanto scriverà:
Questo è quel che gli Angeli mi hanno mostrato; io ascoltai tutto da essi e tutto io conobbi, io che vedo non per questa generazione, ma per quella che verrà, per le generazioni lontane.
Ma il capitolo più importante è il sesto, detto anche Libro dei Vigilanti: esso deve essere considerato la fonte più antica con riferimento alla concezione ebraica della caduta degli Angeli. Ecco il testo:
Ed ecco accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che in quei tempi nacquero ad essi ragazze belle di aspetto. E gli Angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro "Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli". E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: "Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato". E tutti gli risposero e gli dissero: "Giuriamo, tutti noi, e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere". Allora tutti insieme giurarono e tutti quanti si impegnarono vicendevolmente ed erano, in tutto, duecento. (…) E si presero, per loro, le mogli e ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si unirono con loro e insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio di piante e radici. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti. Costoro mangiarono tutto il frutto della fatica degli uomini fino a non poterli, gli uomini, più sostentare. E i giganti cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci e a mangiarsene, fra loro, la loro carne e a berne il sangue. La terra, allora, accusò gli iniqui.
Il male sulla terra sarebbe quindi insorto con la caduta dei figli di Dio, i quali insegnarono agli uomini – leggiamo ancora in Enoch – a fabbricarsi armi e corazze, a conoscere il valore dell’oro e delle pietre preziose, a praticare magia e astrologia, a combattersi. Ne furono conseguenza, oltre allo sviluppo della conoscenza, anche guerra, impurità, peccato.

Libro dei Giubilei

Altrettanto interessante con riferimento agli Angeli è un altro importante testo apocrifo, il Libro dei Giubilei, detto anche "piccola Genesi" in quanto riporta la storia del mondo dalla creazione fino al momento in cui Mosè ricevette sul Sinai le tavole della Legge. Mentre l’Antico Testamento non dice nulla della creazione degli Angeli, il Libro dei Giubilei ne parla espressamente, affermando che tra le opere di Dio del primo giorno della creazione ci furono anche Spiriti e Angeli. Leggiamo infatti che l’angelus faciei, cioè l’Angelo che era sempre accanto al Signore, spiegò a Mosè il processo della creazione:
Scrivi tutte le cose della creazione, in qual modo il Signore Iddio compì, in sei giorni, tutta la Sua creazione e nel settimo giorno si riposò, lo santificò per tutti i secoli e lo pose a segno di tutta la Sua opera. (Scrivi) che nel primo giorno creò i cieli che sono in alto, la terra, le acque e ogni spirito che serviva al Suo cospetto, gli "angeli faciei", gli angeli della santità, gli angeli dello spirito del fuoco e quelli dello spirito del vento, delle nuvole per la tenebra, la grandine e la neve; gli angeli degli abissi, dei tuoni e dei fulmini; gli angeli degli spiriti del gelo, del forte calore, della stagione delle piogge, della primavera, dell’estate e dell’autunno, e gli angeli di tutti gli spiriti riuniti che sono in cielo, in terra e in tutti gli abissi, nella tenebra, nella luce, nell’alba e nella sera, i quali Egli preparò con la sapienza del Suo cuore.
Nei giorni successivi il Signore formò il firmamento, separò la terra dalle acque, creò il sole, la luna e le stelle, le piante, gli animali e l’uomo, come dice anche la Genesi. La creazione degli Angeli al primo giorno riportata dal Libro dei Giubilei è però un elemento nuovo, di cui i testi canonici non parlano.

Vangelo di Bartolomeo

Questo Vangelo si pone come una rivelazione di "misteri" inaccessibili ai non iniziati: misteri che consistono poi in un fantasioso colloquio tra Bartolomeo e il Diavolo, che gli parla degli angeli, della propria disobbedienza a Dio, della creazione di Adamo, ecc. senza affatto allontanarsi da quella che è la tradizione cristiana. Anche l’ammaestramento finale di Gesù sui peccati contro lo Spirito, sul matrimonio, ecc. non presenta alcun tratto caratteristico e meno che ortodosso.
All’inizio del Vangelo, così parla l’apostolo rivolto al Gesù risorto:
"Signore, quando tu andavi per essere appeso alla croce, io ti seguivo da lontano, e poi ti ho visto pendere dalla croce e gli angeli che scendevano dal cielo e ti adoravano. E quando si sono fatte le tenebre, ho guardato e ho visto che tu eri sparito dalla croce (…) Dimmi Signore, dove sei andato, via dalla croce?"
In risposta Gesù disse: "Quando sono scomparso dalla croce sono andato all’Ade per trarne fuori Adamo e tutti gli altri che erano con lui, secondo la richiesta dell’arcangelo Michele. (…) Quando io sono disceso nel Tartaro con i miei angeli per infrangere i saldi chiavistelli e abbattere le porte di bronzo, il Tartaro ha detto al Diavolo: ‘Mi sembra che sia venuto Dio sulla Terra’. E gli angeli gridavano a quelle potenze: ‘Alzate le vostre porte, o Principi, levate le porte eterne, perché il Re della gloria viene sulla terra’(…)".
Bartolomeo gli disse ancora: "Ma dimmi Signore, chi era quello che gli angeli portavano via tra le braccia, un uomo di alta statura?"
Gesù gli rispose: "Quello era Adamo, il primo creato, a motivo del quale io sono sceso dal cielo sulla Terra".
Bartolomeo aggiunse ancora: "Ho anche visto, o Signore, angeli che salivano davanti ad Adamo e cantavano inni. Ma uno di questi angeli, molto più grande di tutti gli altri, non voleva salire: teneva in mano una spada fiammeggiante e faceva segni soltanto a te. Tutti gli altri angeli lo pregavano di salire con loro, ma egli non voleva. E quando tu gli hai comandato di salire, ho veduto una fiamma uscire dalle sue mani e giungere fino alla città di Gerusalemme".
Disse Gesù: "Era uno degli angeli vendicatori, che stanno presso il trono di Dio. Egli mi chiamava. Quanto alla fiamma che hai veduto uscire dalle sue mani, ha colpito l’edificio della sinagoga dei Giudei, come mia testimonianza, per avermi crocifisso".

In un altro brano del Vangelo di Bartolomeo, Maria parla agli apostoli:

Quando ero nel Tempio di Dio e ricevevo il cibo dalla mano di un angelo, un giorno mi apparve una figura come di un angelo, ma il suo volto era indescrivibile, e non teneva in mano né pane né scodella, come l’angelo che era venuto da me prima. Ed ecco, all’improvviso, si squarciò la cortina del Tempio, e ci fu un grande terremoto. Io mi gettai a terra, non potendo sopportarne la vista. Ma egli mi tese la mano e mi fece alzare. Io guardai verso il cielo e scese sul mio volto una nube di rugiada che mi bagnò dalla testa ai piedi, ed egli mi asciugò con la sua stola. E mi disse: "Ave, piena di grazia, vaso di elezione". Poi si batté sul fianco destro e apparve una forma di pane molto grande, che egli collocò sull’altare del Tempio, e prima ne mangiò egli stesso, poi ne diede anche a me. Poi di nuovo batté il lato sinistro del suo vestito e apparve un grandissimo calice pieno di vino, ed egli ne bevve per primo, poi ne diede anche a me. Poi io guardai e vidi che il pane e il calice erano intatti. Allora mi disse: "Ancora tre anni e poi ti manderò il mio annuncio e tu concepirai un figlio, da cui sarà salvato tutto il mondo. La pace sia con te, mia diletta, e la mia pace sarà con te per sempre". Poi disparve dalla mia vista e il Tempio divenne come prima.

"Il volto dell'abisso"

Sul monte degli Ulivi, Gesù risorto si mostra agli apostoli e a Maria, prima di salire al Padre e di non potersi più mostrare "sotto questo aspetto". Bartolomeo chiede al Signore di mostrare loro l’Avversario degli uomini, l’abisso.
Allora Gesù li fece scendere giù dal monte degli Ulivi, imprecò contro gli angeli del Tartaro e fece cenno a Michele di suonare la tromba della sua potenza. Subito Michele suonò la tromba ed uscì fuori Beliar, trattenuto da seicentosessanta angeli e avvinto da catene di fuoco. La statura del mostro era di milleseicento cubiti e la sua ampiezza di quaranta cubiti; il suo volto era come fuoco abbagliante e i suoi occhi tenebrosi; dalle sue narici usciva un fumo di odore fetido e la sua bocca era come la fenditura di un precipizio; una sola delle sue ali misurava ottanta cubiti. Appena gli apostoli lo videro, caddero con la faccia a terra e rimasero tramortiti. Ma Gesù, avvicinatosi, fece alzare gli apostoli e infuse loro vigore nell’animo. Quindi disse a Bartolomeo: "Vagli vicino, Bartolomeo, schiacciagli il collo con un piede e domandagli quali sono le sue opere e come inganna gli uomini". (…) Allora Bartolomeo andò e premette sul collo, che esso teneva incassato fino alle orecchie, e gli disse: "Dimmi tutte le cose che hai fatto e quelle che hai fatto adesso". Beliar rispose: "Dapprima mi chiamavo Satanael, che significa ‘messaggero di dio’, ma quando non riconobbi di essere modello di Dio, il mio nome fu chiamato Satana, che significa ‘guardiano del Tartaro’. Io fui anche chiamato ‘il primo angelo’ perché, quando Dio fece il cielo e la terra, prese una manciata di fuoco e mi formò per primo. Per secondo Michele, il comandante in capo delle milizie celesti, per terzo Gabriele, per quarto Raffaele, per quinto Uriel, per sesto Satanael, e poi altri seimila angeli, i cui nomi mi è impossibile elencare. Essi sono i littori di Dio e mi percuotono con le loro verghe sette volte ogni giorno e ogni notte e non mi lasciano mai e dilacerano il mio potere. Vi sono poi i due angeli della vendetta, i quali sono quelli che stanno di fronte al trono di Dio, ed essi sono i primi creati. Dopo di questi fu creata tutta la moltitudine degli angeli: nel primo cielo ve ne sono cento miriadi, nel secondo cielo cento miriadi, nel terzo cielo cento miriadi, nel quarto cielo cento miriadi, nel quinto cielo cento miriadi, nel sesto cielo cento miriadi, nel settimo cielo cento miriadi. Oltre ai sette cieli c’è il primo firmamento, dove stanno le potenze che agiscono sugli uomini. Ma ci sono anche quattro angeli preposti ai venti: uno a Borea, il cui nome è Chairum, che tiene in mano una verga di fuoco, con cui attenua la grande potenza di umidità, ma non tanto che la terra si dissecchi. Un altro angelo è sopra il vento del Nord, e il suo nome è Oertha. Egli tiene una torcia di fuoco e la mette su di esso, perché si riscaldi dal suo freddo e non faccia gelare la terra. E l’angelo che è sopra il vento del Sud è chiamato Kerkutha e ne attenua la violenza, perché esso non scuota la terra. E l’angelo che è sopra il vento di Sud-Ovest è chiamato Nautha: tiene una verga di neve in mano e gliele mette in bocca per estinguere il fuoco che esce dalla sua bocca. Perché se non lo estinguesse verrebbe arsa tutta la terra. E un altro angelo è sopra il mare e placa la violenza delle onde. Altre cose non ti dico, perché colui che è vicino non me lo permette. (…) Ora ti dirò anche i nomi degli altri angeli che sono contrari a noi. L’angelo delle tempeste si chiama Mermeoth, e porta la tempesta sul capo. I miei ministri lo implorano e lo mandano dovunque vogliono. Altri angeli sono sopra la neve e altri sopra il tuono e altri sopra i fulmini, e quando tra di noi uno spirito vuole uscire fuori, o per terra o per mare, questi angeli mandano pietre incandescenti e cingono di fuoco i nostri corpi. (…) Voglio dirti ancora molte cose sugli angeli. Quelli che corrono insieme attraverso gli spazi celesti e la terra sono Mermeoth, Onomatath, Duth, Melioth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, e Chalkatura. Insieme essi volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra.(…) Permetti che ti racconti come sono stato gettato qui giù e come Dio ha creato l’uomo. Io andavo errando qua e là per il mondo, allorché Dio disse a Michele: ‘Portami della terra dai quattro angoli del mondo e dell’acqua dai quattro fiumi del Paradiso’. E quando Michele gli ebbe portato queste cose, egli creò Adamo nelle regioni dell’Est, modellando la terra informe, tendendovi nervi e vene, e unendo ogni parte in un tutto armonico. Poi lo benedisse, per riguardo a se stesso, perché era fatto a sua immagine. E Michele lo adorò. Quando io tornai dalle estremità del mondo, Michele mi disse: ‘Adora l’immagine di Dio, che egli ha fatto a sua somiglianza’. Ma io risposi: ‘Io sono fuoco, fatto di fuoco, e sono il primo angelo che è stato creato: dovrei adorare fango e materia?’. Michele mi disse di nuovo: ‘Adoralo, perché Dio non si adiri con te’. Io risposi: ‘Dio non si adirerà con me, altrimenti io eleverò il mio trono di fronte al suo trono e sarò come egli è’. Allora Dio si adirò con me e, dopo aver comandato che si aprissero le cateratte del cielo, mi scagliò giù. Quando io fui precipitato giù, egli domandò ai seicento angeli che stavano sotto di me se volevano adorare Adamo, ma essi risposero: ‘Come abbiamo visto fare il nostro capo, così anche noi non vogliamo adorare uno che è inferiore a noi’. Allora anche quei seicento furono da lui gettati giù con me. Dopo che fummo gettati sulla terra, dormimmo un sonno profondo per quarant’anni. Ma ecco che il sole brillò, sette volte più ardente del fuoco, ed io mi svegliai. Guardai attorno e vidi i seicento che erano sotto di me, ancora addormentati. Allora svegliai mio figlio Salpsan e mi consigliai con lui in che modo potessi sedurre l’uomo, per colpa del quale ero stato gettato giù dal cielo. E decisi come segue. Presi una boccia e vi raccolsi tutto il sudore del mio petto e delle mie ascelle, poi la immersi nella sorgente delle acque da cui scaturiscono i quattro fiumi. Eva ne bevve e il desiderio carnale s’impossessò di lei, perché, se essa non avesse bevuto di quell’acqua, io non sarei stato in grado di sedurla".

Libro di Giovanni Evangelista

Il Libro di Giovanni evangelista (appartenente al tardo medioevo) è un secretum, cioè una rivelazione di misteri religiosi che Gesù avrebbe fatto personalmente a Giovanni, l’apostolo prediletto, durante l’ultima cena. E’ forse l’unico apocrifo di ispirazione manichea: il Libro ha lo scopo soprattutto di sostenere che l’uomo non è una creazione di Dio, ma del Diavolo, prodotto di seduzione e di lussuria, e che le anime sono angeli decaduti, i quali entrano nella materia e continuano la loro opera di diabolica corruzione. Compito del credente è strappare quanti più elementi di "luce" possibili al mondo delle "tenebre" per mezzo dell’ascesi. Secondo la dottrina manichea, Satana è da identificare con Jahve, il dio dell’Antico Testamento; perciò sono diaboliche tutte le sue manifestazioni: la Legge mosaica, i suoi profeti (in particolare Elia, Enoch e Giovanni Battista), il suo culto. Come si negano i sacramenti del matrimonio e del battesimo, così si nega l’eucarestia. Gli unici punti dottrinali che concordano con l’ortodossia della Chiesa sono: la caduta di Lucifero, la tentazione di Eva e il giudizio universale, con la salvezza dei giusti. Fa stupire che il Libro di Giovanni evangelista concluda con la sconfitta definitiva di Satana da parte di Dio, perché, secondo la dottrina manichea, il conflitto tra il Dio del bene e il Dio del male è eterno e insolubile.

All’inizio del Libro, Giovanni chiede a Gesù: "Signore, prima che Satana cadesse, in che considerazione era presso tuo Padre?"

(…) Egli rispose: "In tanta considerazione che comandava le potenze del cielo. Io sedevo con mio Padre, mentre egli dava ordini a tutti i sudditi del Padre e andava giù dai cieli fino al profondo e dal profondo risaliva su fino al trono dell’invisibile Padre. Ma egli vide la gloria di Colui che muove i cieli e pensò di collocare la propria sede sopra le nubi del cielo, desiderando di essere simile all’Altissimo. E, disceso nell’aria, disse all’angelo dell’aria: ‘Aprimi le porte dell’aria!’. Egli gliele aprì. Poi egli decise di andare ancora più in basso e trovò l’angelo che comanda le acque e gli disse: ‘Aprimi le porte dell’acqua!’. Egli gliele aprì. Passò ancora oltre e trovò tutta la superficie della terra coperta dalle acque. Passò oltre, sotto la superficie, e trovò due pesci posti sulle acque che, come due buoi aggiogati per arare, solcavano tutta la terra, per ordine dell’invisibile Padre, da occidente a oriente. E quando fu andato ancora più in basso, trovò nuvole sospese, che ricoprivano le acque del mare. Andò ancora più giù e trovò l’inferno, che è la gehenna di fuoco, e dopo non poté andare più in basso, a causa delle fiamme del fuoco ardente. Allora Satana ritornò di nuovo indietro e passò per le vie che lo conducevano all’angelo dell’aria e a quello che sovrastava alle acque, e disse loro: ‘Tutte queste cose sono mie. Se voi volete prestarmi obbedienza, collocherò la mia sede sulle nubi e sarò simile all’Altissimo. Prenderò le acque dall’alto di questo firmamento e le riunirò con quelle degli altri luoghi del mare, cosicché dopo non vi sarà più acqua su tutta la superficie della terra e io regnerò con voi in un mondo senza fine’. Quando ebbe detto ciò a codesti angeli, andò su dagli altri angeli, fino al quinto cielo*, e così parlò a ciascuno di essi: ‘Quanto devi al tuo padrone?’. Quello rispose: ‘Cento cori** di grano’. Ed egli gli disse: ‘Prendi la penna e l’inchiostro e scrivi sessanta’. Ad un altro disse: ‘E tu quanto devi al tuo padrone?’. Quello rispose: ‘Cento bati*** di olio’. Ed egli disse: ‘Siediti e scrivi cinquanta’.
Così andò su attraverso tutti i cieli, fino al quinto cielo, parlando in questo modo e seducendo gli angeli dell’invisibile Padre. Allora si udì una voce, che veniva dal trono del Padre e diceva: ‘Chi sei tu, rinnegatore del Padre, che seduci gli angeli? Operatore d’iniquità, ciò che hai deciso di fare, fallo presto!’.
Poi il Padre comandò ai suoi angeli: ‘Togliete loro le tuniche!’. E gli angeli portarono via le tuniche, i seggi e le aureole a tutti gli angeli che avevano dato ascolto a Satana".
Allora io domandai al Signore: "Quando Satana cadde, in quale luogo andò a dimorare?".
Egli mi rispose: "Mio Padre cambiò il suo aspetto a causa della sua superbia: gli fu tolto lo splendore della luce, il suo volto divenne come ferro incandescente e la sua corporatura in tutto simile a quella di un uomo; compresa la coda raggiungeva la terza parte (della misura) degli angeli di Dio. Cacciato via dalla sede di Dio e dall’ordinamento dei cieli, Satana venne giù sotto questo firmamento, ma non poteva trovar quiete, né per sé né per quelli che erano con lui. Allora pregò il Padre, dicendo: ‘Abbi pazienza con me, e io ti ricompenserò di tutto’. Il Padre ne ebbe compassione e concesse una tregua a lui e a tutti quelli che gli erano insieme, per ciò che volesse compiere, entro sette giorni. Egli si stabilì nel firmamento e diede ordine all’angelo che soprintendeva all’aria e a quello che soprintendeva alle acque, ed essi liberarono la terra, che restò prosciugata. Poi egli prese l’aureola dell’angelo che soprintendeva alle acque e con metà di essa fece la luce della luna, con l’altra metà la luce delle stelle, e con le pietre fece la moltitudine delle stelle. Poi costituì gli angeli come suoi ministri, secondo gli ordinamenti e le istituzioni dell’Altissimo, e con il comando, come l’invisibile Padre, fece il tuono, la pioggia, la grandine e la neve. E mise gli angeli che vi presiedessero. Poi comandò alla terra di produrre ogni genere di animali che si nutrono e tutti gli esseri che strisciano, e gli alberi e le erbe, e comandò al mare di produrre pesci, e volatili al cielo. Inoltre egli prese ancora un’altra decisione e creò l’uomo a sua somiglianza, comandando a un angelo del terzo cielo di entrare in quel corpo di fango. Ne prese un poco e fece un altro corpo, in forma di donna, e comandò a un angelo del secondo cielo di entrare nel corpo della donna.
Ma gli angeli si lamentarono, quando videro attorno a sé un involucro mortale, mentre essi erano differenti per natura. Allora egli comandò loro di compiere atti carnali nei corpi di fango; ma essi non erano capaci a commettere il peccato. Allora l’artefice del male meditò nella sua mente la creazione del paradiso e vi portò dentro l’uomo e la donna. Poi, fatto portare un albero, il diavolo lo piantò, nel mezzo del giardino, e così l’astuto demonio nascose il suo stratagemma, perché essi non ne conoscevano l’inganno. Ed egli entrò e disse loro: ‘Di ogni frutto che è in Paradiso, mangiatene pure; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, non ne mangiate!’.
Però poi il diavolo entrò in un astuto serpente e sedusse l’angelo che era nella forma della donna e sfogò la sua lussuria con Eva, sotto l’aspetto di serpente. Perciò saranno chiamati figli del diavolo o figli del serpente quelli che ha creati la lussuria del diavolo, loro padre, fino alla fine del mondo. E per di più il diavolo versò sopra l’angelo che era in Adamo il veleno della sua lussuria, e questa ha generato i figli del serpente e i figli del diavolo, fino alla fine del mondo. (…)

* Secondo l’astrologia orientale questo era l’ultima sede degli Angeli. Al di sopra di esso vi erano: il cielo degli Arcangeli, Serafini, ecc. (sesto) e quello di Dio (settimo).
** Il cor era una misura ebraica per i solidi, equivalente a circa l 390.
*** Il bath era una misura ebraica per i liquidi, equivalente a circa l 40.

Così termina il Libro di Giovanni evangelista:

"E allora il Figlio di Dio siederà alla destra di suo Padre, e il Padre comanderà agli angeli, e questi guideranno i giusti e li collocheranno tra i cori degli angeli, li rivestiranno di abiti incorruttibili, daranno loro le aureole che mai si offuscheranno e seggi che non potranno essere rimossi. Dio sarà in mezzo a loro, ed essi non avranno mai più né fame né sete, né li brucerà il sole o qualsiasi altro calore. Dio asciugherà dai loro occhi ogni lacrima. Ed egli regnerà con il suo santo Padre e del suo regno non vi sarà mai fine, per i secoli dei secoli."

Dichiarazione di Giuseppe di Arimatea

Il manoscritto più antico che possediamo di questo apocrifo è del secolo XII, ma non è facile stabilire la data di composizione dell’originale. Attribuita a Giuseppe di Arimatea, che si dice testimone oculare dell’arresto, del processo presso il Sinedrio, della morte di Gesù, e anche beneficiario della prima apparizione del Risorto insieme con il buon ladrone, l’opera non ha scrupolo di introdurre fatti anche in contraddizione con i Vangeli canonici, che pure cita talvolta, e di modificare particolari della narrazione evangelica. L’interesse dell’autore si concentra soprattutto sulla figura di Demas, il ladrone buono, crocifisso alla destra di Gesù: egli è il primo mortale introdotto nel Paradiso ma il nostro apocrifo asserisce anche che sarà l’unico, fino al giudizio universale. Egli appare persino, sfolgorante di luce, accanto a Gesù risorto, durante il viaggio da Gerusalemme alla Galilea, e si fa messaggero di uno scambio di corrispondenza tra Gesù e i Cherubini.

In un brano, Gesù legge questo scritto:

Noi Cherubini e noi dalle sei ali, preposti dalla tua divinità a custodire il giardino del Paradiso, per mezzo del ladrone che è stato crocifisso con te, per tua disposizione, ti comunichiamo questo: quando vedemmo le stimmate dei chiodi del ladrone che era stato crocifisso con te e lo splendore dello scritto della tua divinità, il fuoco si spense, non potendo sopportare il bagliore delle stimmate, e noi, presi da grande paura, ci chinammo. Udimmo infatti il creatore del cielo e della terra e di tutto l'universo che scendeva dall'alto verso la parte più profonda della terra per il primogenito Adamo. Poi, vedendo la croce immacolata, che risplendeva a causa del ladrone, sette volte più lucente del fulgore del sole, un tremore ci prese, colpiti dall'agitazione di quelli sotto terra. E a gran voce i ministri dell'inferno dicevano insieme con noi: "Santo, santo, santo, Colui che ha il dominio nell'alto!" E le Potenze mandarono questo grido: "O Signore, ti sei manifestato in cielo e sulla terra, procurando la felicità dei tempi col salvare dalla morte la tua stessa creazione".

Vangelo degli Ebrei

Sotto il nome di Vangelo degli Ebrei si intende una composizione in uso tra gli Ebrei convertiti della diaspora egiziana. Esso non è infatti immune da influssi gnostici e da credenze mistiche ed angelologiche, proprie dell'Egitto. In un brano viene esposta una singolare interpretazione: anche Maria è una "Potenza" soprannaturale, che nella sua pre-esistenza era l'arcangelo Michele.

… Già taluni hanno incluso tra questi libri (eretici) anche il Vangelo degli Ebrei, di cui soprattutto si compiacciono quelli tra gli Ebrei che hanno accettato Cristo. Essi dicono che Egli non è stato generato da Dio Padre, ma creato, come uno degli arcangeli, e in modo anche più eccellente, e che egli domina sugli angeli e su tutte le cose create dall'Onnipotente, e che quando è venuto ha anche dichiarato, come riporta il loro Vangelo, detto "secondo gli Ebrei": "Sono venuto ad abolire i sacrifici, e se non cesserete di fare sacrifici, non cesserà su di voi l'ira di Dio". (…) E' scritto nel Vangelo degli Ebrei che quando Cristo volle venire in terra per l'umanità, il Buon Padre chiamò una alta potenza del cielo, che aveva nome Michele e gli affidò Cristo per l'adempimento di ciò. E la potenza scese nel mondo e si chiamò Maria e Cristo rimase sette mesi nel suo ventre. Dopo di che, ella lo diede alla luce, ed egli crebbe in statura, scelse gli apostoli (…) e quando lo levarono sulla croce, il Padre lo assunse in cielo presso di sé. (…)

 

Una presunta pagina del "Libro di Enoch" con esempi di "scrittura degli Angeli"

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